CANNABIS TERAPEUTICA E DEMENZA DI ALZHEIMER

La demenza di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa che si caratterizza per il progressivo deterioramento delle funzioni cognitive accompagnato da alterazioni nel comportamento, nella personalità e nella affettività della persona che ne viene colpita. La malattia di Alzheimer ha un’eziologia multifattoriale, ovvero, più fattori di natura diversa, che apparentemente non sono in diretto collegamento tra loro, concorrono ad innescare il processo degenerativo del cervello. Dal punto di vista fisiopatologico, la malattia di Alzheimer si caratterizza principalmente per la presenza nel cervello di minuscole ma numerosissime placche di beta-amiloide (Aβ) e grovigli neurofibrillari di proteina tau-iperfosforilata (p-tau). La proteina tau-iperfosforilata e la beta-amiloide (nello specifico la variante Aβ42) sono proteine prodotte dal cervello che quest’ultimo non riesce più ad eliminare. Entrambe queste proteine quindi si accumulano e iniziano a danneggiare i neuroni (le cellule del nostro cervello) già molti anni prima che compaiano i disturbi di memoria. La morte cellulare ha inizio in una regione del cervello che si chiama ippocampo. L’ippocampo si trova nel lobo temporale ed è primariamente coinvolto nei processi di apprendimento e di memoria. Successivamente la morte cellulare si estende coinvolgendo l’intero cervello e comportando le ulteriori difficoltà cognitive e funzionali che si osservano nelle persone affette da Alzheimer. Il meccanismo alla base della formazione delle placche amiloidi e dei grovigli neurofibrillari non è ancora del tutto noto. Ciò che si sa è che comportano danneggiamento e morte delle cellule cerebrali, provocando come conseguenza, le difficoltà di memoria ed alterazioni comportamentali. Inoltre, l’anomalo rilascio di neurotrasmettitori, come il glutammato, contribuirebbe anch’esso a morte neuronale e processi infiammatori all’interno del cervello. Il processo neuro-infiammatorio risulta essere allo stesso modo coinvolto nella complessa cascata di processi che causano la malattia di Alzheimer e i successivi sintomi. Questo processo risulta essere quindi implicato sia nella patogenesi della malattia di Alzheimer che nella sua progressione.

La cannabis terapeutica può essere utile nella demenza di Alzheimer? In quanto Geriatra ed esperto in cannabis terapeutica questa è una delle domande che mi viene posta più spesso dai familiari dei pazienti.
Ebbene si! Recenti studi hanno dimostrato che la cannabis terapeutica può essere utile nella demenza di Alzheimer e non solo nella demenza di Alzheimer ma anche in altre malattie neuro-degenerative.
In quale modo la cannabis terapeutica si è dimostrata utile nella demenza di Alzheimer? Proprio per l’azione, le proprietà e le caratteristiche dei suoi costituenti, i cannabinoidi. In recenti studi sui topi ed in vitro si è osservato che i cannabinoidi (THC, CBD ed altri 80 costituenti) hanno la straordinaria capacità di ridurre lo stress ossidativo, la neuro-infiammazione, la formazione delle placche di beta-amiloide (Aβ) e dei grovigli neurofibrillari di proteina tau-iperfosforilata (p-tau), segni questi caratteristici della malattia di Alzheimer. In particolare si è osservato che il THC inibisce competitivamente l’enzima acetilcolinesterasi (AChE) ed impedisce l’aggregazione di beta-amiloide (Aβ) indotta da AchE. Questi meccanismi d’azione sembrano dimostrare che la cannabis terapeutica possieda la capacità di arrestare la progressione del danno cellulare caratteristico la demenza di Alzheimer. Se ciò fosse confermato da studi sull’uomo, saremmo difronte ad una svolta straordinaria nella terapia della demenza di Alzheimer in un momento storico in cui i trattamenti attuali hanno la capacità solo di rallentare la progressione della malattia ma non di bloccarla ed anche le grandi aziende farmaceutiche hanno ormai abbandonato la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci. Solo la ricerca scientifica sarà in grado di confermare o meno questi dati preliminari.

Vediamo ora un altro ambito in cui la cannabis terapeutica può essere di utilità nella demenza di Alzheimer.

Cannabis Terapeutica per i disturbi comportamentali nella demenza di Alzheimer

Durante il decorso della demenza, oltre alla progressiva compromissione delle funzioni corticali superiori e della dipendenza nelle attività di vita quotidiana, una percentuale di soggetti superiore al 90% manifesta la comparsa di sintomi psichici e comportamentali (noti anche con l’acronimo americano BPSD – Behavioural and Psychological Signs and symptoms in Dementia) che rendono più difficile la vita in famiglia. Di solito i sintomi che compaiono più precocemente sono quelli legati alla sfera affettiva (ansia, preoccupazione eccessiva, tristezza), mentre negli stadi più avanzati della demenza diventano più frequenti i disturbi del comportamento, del pensiero e quelli percettivi (agitazione, aggressività, erronei riconoscimenti, deliri). Abbastanza frequenti sono anche i fenomeni di vagabondaggio (wandering) per cui il malato gira continuamente per la casa o cerca di uscire o cammina di notte, apparentemente senza scopo. In alcuni malati inoltre, compaiono fenomeni di disinibizione, per cui si svestono o fanno avance sessuali o insultano, creando imbarazzo in chi li assiste e in chi li incontra.
Per tali disturbi vengono impiegati farmaci non specifici per questo target di pazienti, ma farmaci per pazienti senza da demenza. Le classi di farmaci utilizzati sono gli antidepressivi, gli ansiolitici, gli antiepilettici e gli antipsicotici. L’uso di questi farmaci richiede una stretta osservazione da parte del medico a causa della frequenza e della severità degli effetti collaterali, soprattutto a dosi elevate e per i trattamenti prolungati. Essi possono indurre eccessiva sedazione, disturbi del cammino con instabilità e difficoltà a mantenere l’equilibrio, rallentamento della marcia, cadute, aritmie, ipotensione. In particolare gli antipsicotici hanno un rischio significativo di effetti collaterali ed il loro utilizzo nelle persone affette da demenza è associato ad un maggiore rischio di eventi cardiovascolari avversi e al rischio di morte. Di qui la necessità di trovare altre soluzioni più efficaci e meglio tollerate.

La cannabis terapeutica è utile nel trattamento dei disturbi comportamentali nei pazienti con demenza di Alzheimer? Ebbene si, anche in questo caso la risposta è affermativa. La cannabis terapeutica è in grado di ridurre i disturbi comportamentali nei pazienti con demenza di Alzheimer.
Questo effetto è dovuto in parte alla sua azione nei confronti del sistema endocannabinoide ed in parte al suo effetto terapeutico nei confronti della depressione, ansia ed insonnia.

Il sistema endocannabinoide è un complesso sistema endogeno di comunicazione tra cellule. Esso è composto da recettori endocannabinoidi (CB1e CB2), i loro ligandi endogeni (gli endocannabinoidi Anandamide, 2-arachidonoilglicerolo ecc) e le proteine coinvolte nel metabolismo e nel trasporto degli endocannabinoidi. Il sistema endocannabinoide prende il suo nome dalla pianta di cannabis poiché alcuni fitocannabinoidi in essa presenti (THC e CBD) mimano gli effetti degli endocannabinoidi legandosi ai medesimi recettori determinandone l’azione farmacologica. Questo sistema è di grande importanza per il normale funzionamento dell’organismo ed è coinvolto infatti in numerosi processi fisiologici come ad esempio nella regolazione delle funzioni cognitive superiori (attenzione, memoria, apprendimento), nel controllo motorio, nella percezione del dolore, nello sviluppo cerebrale, ha un’attività di neuro protezione, ed un’azione regolatrice sull’appetito, sul sistema immunitario, sul sistema endocrino e cardiovascolare. E’ responsabile infine dei processi di proliferazione cellulare alla base della crescita dei tumori.
Si è osservato che la cannabis terapeutica proprio per la sua capacità di stimolare il sistema endocannabinoide è in grado di ridurre i disturbi comportamentali in particolare è risultata utile nel curare l’ansia, l’insonnia, la depressione, l’apatia, l’agitazione, l’aggressività e l’irritabilità. Questi dati sono confermati anche anche dalla mia esperienza clinica. Infatti nel corso del trattamento con cannabis terapeutica ho potuto osservare frequentemente che questo spettro di sintomi si attenua e addirittura regredisce, i pazienti sono più tranquilli, sereni e più facilmente gestibili dai chi li assiste.

Nei pazienti con demenza di Alzheimer, la scelta del tipo di estratto di cannabis, della posologia e della modalità di somministrazione variano in funzione delle caratteristiche del paziente, delle comorbidità ed è necessario che i pazienti siano sottoposti a periodico controllo medico.

Dr. Giovanni Panzuto, Specialista in Geriatria e Cannabis Terapeutica – Padova.

BIBLIOGRAFIA

Clin Pharmacol Ther. 2015 Jun;97(6):597-606. doi: 10.1002/cpt.117. Epub 2015 Apr 17. Cannabinoids in late-onset Alzheimer’s disease. Ahmed A1,2,3, van der Marck MA2, van den Elsen G2,4, Olde Rikkert M2,4.
J Alzheimers Dis. 2016;51(1):15-9. doi: 10.3233/JAD-150915.

Front Pharmacol. 2017 Feb 3;8:20. doi: 10.3389/fphar.2017.00020. ECollection 2017. In vivo Evidence for Therapeutic Properties of Cannabidiol (CBD) for Alzheimer’s Disease. Watt G1, Karl T2.

J Alzheimer Dis. 2016;51(1):15-9. doi: 10.3233/JAD-150915. Safety and Efficacy of Medical Cannabis Oil for Behavioral and Psychological Symptoms of Dementia: An-Open Label, Add-On, Pilot Study.
Shelef A1, Barak Y1, Berger U2, Paleacu D1, Tadger S1, Plopsky I1, Baruch Y1.

JAMA Psychiatry. 2015 May;72(5):438-45. doi: 10.1001/jamapsychiatry.2014.3018. Antipsychotics, other psychotropics, and the risk of death in patients with dementia: number needed to harm. Maust DT1, Kim HM2, Seyfried LS3, Chiang C1, Kavanagh J3, Schneider LS4, Kales HC1.

Int J Mol Sci 2017 Jul 31;18(8). pii: E1669. doi: 10.3390/ijms18081669. Modulation of Astrocyte Activity by Cannabidiol, a Nonpsychoactive Cannabinoid. Kozela E1,2, Juknat A3,4, Vogel Z5,6.